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Passato e presente del diritto commerciale. A proposito di tre libri recenti *

Mario Libertini, Professore emerito della Sapienza Università di Roma

Dopo l’ampia recensione di tre libri recenti, che trattano diversi profili di storia del diritto commerciale, l’autore formula alcune riflessioni sullo “stato dell’arte” in materia. Egli sostiene che lo studio degli istituti giuridici commercialistici dovrebbe essere programmaticamente integrato nella storia dell’impresa capitalistica e dell’affermazione ed evoluzione del­l’economia di mercato. Punto cruciale di questa storia è comunque che il diritto commerciale è vissuto per secoli senza una dottrina giuridica propria e senza essere riconosciuto come disciplina accademica. Il punto di svolta si ha nel XIX secolo, quando si percepisce l’anacronismo di non comprendere, come momento essenziale degli studi giuridici, lo studio degli istituti dell’economia di mercato capitalistica. Il diritto commerciale viene così cooptato a livello accademico e, con ciò, sorge rapidamente una generazione di cultori di questa disciplina che si pone un ambizioso programma di modernizzazione degli studi giuridici e dei codici. Secondo l’autore, questo programma non si è pienamente realizzato ed oggi la disciplina, che dovrebbe essere denominata “diritto delle imprese e dei mercati” appare priva di una sicura unità sistematica e tendenzialmente articolata in diversi filoni specialistici.

Past and present of commercial law. About three recent books

After an extensive review of three recent books, which deal with different profiles of the history of commercial law, the author makes a few comments on the “state of the art” in this subject. He argues that the study of commercial legal institutions should be programmatically integrated into the history of the capitalist enterprise and the affirmation and evolution of the market economy. A crucial point of this story is however that commercial law has lived for centuries without its own legal doctrine and without being recognized as an academic discipline. The turning point came in the nineteenth century, when we perceive the anachronism of not understanding, as an essential moment of legal studies, the study of the institutions of the capitalist market economy. Commercial law is thus co-opted at an academic level and, with this, a generation of enthusiasts of this discipline quickly arises, setting an ambitious program for the modernization of legal studies and codes. According to the author, this program has not been fully implemented and today the discipline, which should be called “business and market law”, appears to lack a sure systematic unity and tends to be divided into different specialist areas.

Keywords: history of commercial law

Sommario:

1. Premessa - 2. La Historia del derecho mercantil di Carlos Petit. - 3. La modernización del derecho mercantil, a cura di Jaime Alcalde Silva e José Embid Irujo. - 4. “Non piů satellite”. Itinerari giuscommercialistici tra Otto e Novecento, a cura di Italo Birocchi. - 5. Storia e prospettive del diritto commerciale: una riflessione sullo stato dell’arte. - NOTE


1. Premessa

Questo commento nasce dalla lettura di tre libri recenti, diversi per impostazione ma accomunati dall’interesse verso la storia del diritto commerciale, inteso sia come insieme di norme destinate alla disciplina delle imprese e dei mercati sia come disciplina accademica [1]. I tre libri di cui si discute esaminano la materia da tre prospettive diverse: il libro di Petit contiene un’ampia trattazione della storia del diritto commerciale, nei due aspetti sopra indicati, dal Medio Evo a fine Ottocento; il volume col­lettaneo commemorativo del 150° anniversario del codice di commercio ci­leno contiene una riflessione comparatistica, di ampio raggio, sul­l’e­voluzione (soprattutto, ma non solo legislativa) del diritto commerciale, con particolare ri­guardo ai secoli XIX e XX; il volume curato da Birocchi è incentrato su un’esperienza culturale prettamente italiana, che è quella della formazione, ne­gli ultimi decenni del sec. XIX, di un orientamento dottrinale volto a rivendicare l’autonomia scientifica della disciplina, emancipandola da una posizione “satellitare” rispetto al diritto civile. L’intreccio delle riflessioni provenienti da queste tre diverse angolature consente di compiere passi avanti nella comprensione della vicenda della nascita ed evoluzione della disciplina del diritto commerciale ed anche di formulare qualche riflessione più matura sull’attuale stato della stessa. Prima di giungere alle conclusioni, è però opportuno dare conto brevemente dei temi trattati in ciascuno dei tre volumi.

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2. La Historia del derecho mercantil di Carlos Petit.

Il libro di Carlos Petit, che ha già suscitato commenti e apprezzamenti anche in Italia [2], si presenta, nel titolo, come una storia “classica” del diritto commerciale, cioè come espressione di un genere letterario il cui modello è stato disegnato dalla Universalgeschichte di Levin Goldschmidt (1864). In realtà, il “genere” è declinato da P. in modo originale: anzitutto si tratta di una storia incentrata (anche se non esclusivamente) sull’esperienza spagnola (scelta di grande interesse, se si considera che, per alcuni dei secoli trattati, la Spagna era forse la maggiore potenza economica mondiale); in secondo luogo, l’esposizione di P. non vuol presentare una storia lineare, ma rappresenta vividamente, in una serie di capitoli monografici, momenti cruciali di evoluzione della disciplina, con l’intento di metterne in luce elementi di continuità e, soprattutto, di discontinuità. 2.1.   La prima parte del libro contiene una brillante rappresentazione della cultura dei mercanti all’epoca dell’Ancien Régime; questa parte è costruita sull’esame di diversi “libri di commercio” italiani, francesi, inglesi, spagnoli, ma anche di epistolari privati di commercianti. Da queste fonti si evince che lo ius mercatorum era espressione di una cultura propria del ceto mercantile, comune in tutta l’Europa cristiana; quindi di un contesto culturale molto diverso da quello che, secoli dopo, diede vita al “diritto mercantile”. Lo ius mercatorum si inseriva in una visione di ordine naturale delle cose, in un contesto culturale che non separava il diritto dall’etica e dalla religione cristiana. Giusnaturalismo e carattere universale della lex mercatoria accompagnano dunque il diritto commerciale delle origini (e, potrebbe dirsi, hanno fornito radici, mai completamente recise, alla storia successiva della disciplina). In quel contesto la consuetudine mercantile era ius proprium, contrapposto al­lo ius commune romano-canonico ma anche al diritto regio, “comune” an­ch’esso in tutto il territorio del Regno. In questo assetto consuetudinario, un peso centrale era dato al processo mercantile, concepito come rito informale e di equità, caratterizzato dal rifiuto della justicia letrada. Sul piano sostanziale, un peso centrale era attribuito alla amistad mercantil, cioè alla [continua ..]

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3. La modernización del derecho mercantil, a cura di Jaime Alcalde Silva e José Embid Irujo.

Il volume cileno sulla Modernización del derecho mercantil si fa apprezzare, anzitutto, per l’ampiezza del suo programma, che è quello di una ricerca comparatistica a 360° sull’evoluzione del diritto commerciale. La trattazione, pur non mancando di riferimenti alla storia precedente del diritto commerciale, è principalmente rivolta alla storia contemporanea della materia. In questo senso va intesa l’espressione Modernización, che esprime un programma di ricerca sul “presente come storia” del diritto commerciale. Ne è venuto un volume collettaneo, frutto del lavoro di 32 autori (14 dei quali docenti in università cilene). L’intento di onorare l’anniversario del codice di commercio cileno è stato dunque perseguito nel migliore dei modi, con il duplice messaggio di collocare quel codice in un processo mondiale di affermazione della disciplina nel XIX secolo ed insieme di storicizzarne carattere e ruolo, come testo formalmente sopravvissuto in un contesto, sempre mondiale, di continua e profonda evoluzione. Naturalmente, in un volume collettaneo di questa portata, non poteva mancare qualche squilibrio. Così, alcuni (pochi) contributi nazionali si riducono a semplici sintesi della disciplina legale relativa. Qualche contributo è poi eccentrico rispetto alla linea generale del volume (per esempio, un lungo e minuzioso – e pur interessante – saggio sul progetto di legge-modello per la società per azioni semplificata nell’America Latina). Ciò non sminuisce, tuttavia, il merito dell’opera, che fornisce un ampio quadro, che oggi non sembra trovare paragonabili riscontri, a livello comparatistico. Si tratta di un’opera che, dunque, va a sicuro merito dell’Università cilena [5]. 3.1.   La prima parte del volume è volta ad inquadrare il codice di commercio cileno, nella sua origine storica e nella sua attuale vigenza, nel quadro complessivo dell’evoluzione del diritto commerciale. Il capitolo inizia con una sintesi generale della storia della disciplina, dal Medio Evo alle codificazioni ottocentesche (Perona Tomás) e con un saggio sui principi cardinali dei codici di commercio (Carvajal Arenas), invero riduttivamente individuati nell’autonomia della volontà e nella buona fede. Prosegue poi con un interessante saggio (Zuloaga Ríos) sulle tendenze [continua ..]

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4. “Non piů satellite”. Itinerari giuscommercialistici tra Otto e Novecento, a cura di Italo Birocchi.

Il terzo dei libri qui commentati, cioè quello curato da Italo Birocchi, si distingue nettamente dagli altri due perché ha carattere propriamente monografico. Esso è dedicato ad una specifica vicenda della cultura giuridica italiana: quella che, a cavallo fra gli ultimi decenni del XIX secolo e i primi del XX secolo, vide nascere una dottrina giuscommercialistica volta ad affermare, in senso forte, l’autonomia della disciplina. Il libro contiene saggi di otto diversi autori, tutti storici di professione (con la formale eccezione di Mario Stella Richter, giurista positivo ma impegnato da diversi anni nella costruzione di una biografia di Tullio Ascarelli, condotta con rigore filologico degno di uno storico di professione). Il volume, certo anche per merito del curatore, contiene una trattazione più omogenea di quanto solitamente accada nei lavori collettanei; sicché può dirsi che il programma monografico si è felicemente realizzato e che l’opera fornisce un sicuro progresso nelle conoscenze della materia studiata. 4.1.   Il volume inizia con due saggi introduttivi, che inquadrano il tema principale nella più generale storia della disciplina. Il saggio introduttivo di Italo Birocchi muove dalla considerazione del fatto che il diritto commerciale è stato l’unico diritto speciale sopravvissuto alla statalizzazione del diritto francese nel XVII secolo [9]. In quel tempo, il diritto commerciale non si insegnava ancora nelle Università, ma era considerato, tutt’al più, un insegnamento tecnico-professionale. È questo il punto di partenza – collocato verso la metà del sec. XIX – dell’indagine svolta nel volume. Nel presentarne i diversi saggi, B. anticipa vari temi: la conquista del­l’autonomia della disciplina, caratterizzata dalla rivendicazione di fonti, princìpi e metodi propri; il problema dell’inquadramento del diritto commercia­le in quella che, all’epoca, era l’idea fondamentale di unità del­l’or­di­na­mento giuridico (nota B. che qualcuno [Thaller] propugnò l’idea di un diritto com­merciale assorbito in un diritto civile modernizzato, in una linea di pensiero che porterà alla formula della “commercializzazione del diritto privato”, men­tre altri insistevano invece su una concezione separatista); il [continua ..]

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5. Storia e prospettive del diritto commerciale: una riflessione sullo stato dell’arte.

La grande quantità di informazioni e di opinioni, sopra riassunte, induce ad una riflessione finale sui diversi profili della storia del diritto commerciale e del suo presente, che sono stati in vario modo prima richiamati. 5.1.   In primo luogo, può notarsi come questa storia sia segnata, per solito, da un paradigma che penso possa riassumersi in tre fasi [11], a cui si può aggiungere una quarta, che riguarda il presente: (i)     Nelle origini medievali, e poi per diversi secoli, si ha uno ius mercato­rum, dotato di contenuti normativi originali, formatosi spontaneamente co­me diritto corporativo del ceto dei mercanti, e tendenzialmente uniforme, al di là dei confini politici del tempo. (ii)    Con l’affermarsi degli stati sovrani, si avvia una seconda fase in cui il diritto mercantile diviene statale. In questa fase il diritto commerciale rimane però complesso di norme proprie di un ceto sociale: i mercanti conservano i loro privilegi corporativi e i loro tribunali, anche se perdono la loro autonomia; in più lo Stato sovrano protegge le imprese inventando nuovi strumenti di privilegio (privative industriali, ecc.). (iii)   In una terza fase, nel sec. XIX, il diritto commerciale statale, abolite le corporazioni, diviene diritto a base oggettiva, formalmente aperto a tutti per via del riconoscimento della libertà di commercio, e inquadrato in codici paralleli a quelli civili. In questa fase, all’accentramento delle fonti (e, con un processo variamente sviluppato nei diversi paesi nel corso del XIX sec.) si accompagna anche, più tardi, un’evoluzione dottrinale, che vede la formazione di una forte corrente di pensiero, volta ad affermare l’autonomia scientifica della disciplina. Sul piano dottrinale, e più tardi anche su quello legislativo, il centro della materia si sposta poi dal commercio in senso stretto all’impresa e ai mercati, in sostanza all’insieme di norme giuridiche che presiedono al funzionamento dell’economia di mercato capitalistica nella sua interezza. (iv)   Nella quarta, ed attuale, fase, si assiste, in primo luogo, al dilagare del­la produzione normativa, spesso “multilivello”, in materia di imprese e di mer­cati, con collegata decodificazione e frammentazione della disciplina; contemporanea­mente, si assiste ad una ripresa, per [continua ..]

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NOTE

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